Le donne della macchia
Nel brigantaggio non c’erano solo uomini. C’erano donne che
portavano messaggi, nascondevano feriti, caricavano fucili e talvolta li imbracciavano.
La storia le ha dimenticate quasi tutte. Una no.
Le dimenticate
Quando si racconta il brigantaggio postunitario si elencano capibanda, battaglie,
processi. Quasi mai le donne. Eppure senza di loro le bande non sarebbero durate una
stagione: erano loro a portare notizie fra i paesi, a procurare il cibo, a curare le
ferite nelle masserie, a nascondere gli uomini quando arrivavano i soldati.
Alcune presero le armi. Non furono molte — su questo le fonti concordano — ma
esistettero, e la loro presenza spaventò l’Italia nuova più di quanto si ammettesse:
una contadina che imbraccia un fucile mette in discussione due ordini insieme, quello
politico e quello sociale.
Michelina
Michelina De Cesare nasce nel 1841 in Terra di Lavoro, tra Lazio e
Campania. Rimasta vedova giovanissima, si lega a Francesco Guerra, capo di una banda
attiva sul Matese. Non resta ai margini: combatte, si sposta con gli uomini, condivide
la latitanza.
Per anni la banda sfugge alle battute. Poi, nel 1868, l’accerchiamento.
Michelina viene uccisa. Aveva ventisette anni.
Non è la sua morte ad averla resa celebre. È quello che
accadde dopo.
La fotografia
Il corpo di Michelina venne denudato, appoggiato a un muro e fotografato. L’immagine
fu diffusa come monito: ecco cosa accade a chi si ribella.
È una delle fotografie più dure del Risorgimento italiano, e non per ciò che mostra —
per ciò che rivela di chi la scattò. Siamo agli albori dell’uso politico dell’immagine:
la macchina fotografica, allora una novità, viene usata come strumento di terrore
amministrativo. Quella foto circolò, fu venduta, finì negli archivi.
In questo articolo non la riproduciamo. Chi vuole vederla la trova in qualunque
archivio storico; ci sembra però che riproporla come illustrazione significhi continuare,
a un secolo e mezzo di distanza, l’operazione per cui fu scattata.
Le altre
Michelina è la più nota, non l’unica. Le cronache giudiziarie del periodo registrano
decine di donne processate per favoreggiamento, complicità, banda armata. Nomi che
compaiono una volta in un verbale e poi spariscono.
Molte non scelsero: seguirono un marito, un fratello, un figlio finito nella macchia.
Altre scelsero eccome. Distinguere le une dalle altre, a questa distanza, è quasi
impossibile — anche perché a raccontarle sono stati quasi sempre i loro accusatori.
Perché ricordarle
Raccontare le brigantesse non serve a fabbricare eroine. Serve a restituire al
brigantaggio la sua natura reale: non uno scontro fra eserciti, ma una società intera —
uomini, donne, paesi — attraversata da una frattura che nessuno aveva chiesto e che
molti pagarono.
Nel percorso
Una delle tappe della Parata dei Briganti è dedicata proprio a
Michelina De Cesare. Il 28, 29 e 30 agosto 2026, nel centro storico di Rionero in
Vulture. Ingresso gratuito, posti limitati.
Ricostruzione basata sulla storiografia del brigantaggio
postunitario e sulle cronache giudiziarie dell’epoca. Le date relative a Michelina De
Cesare seguono le fonti più accreditate; su alcuni dettagli biografici la
documentazione è frammentaria.


